Leggo, tra le tante notizie che girano nei social, di un operaio quarantenne, malato di cancro, che avendo fatto richiesta per una risonanza magnetica, si è visto rispondere con un appuntamento fissato per aprile 2027. Una tipica notizia scandalosa che ormai non scandalizza più nessuno. Tutti noi, ormai da tempo, assuefatti al peggio.
Poco dopo chiamo uno studio medico per prenotare una visita specialistica. La segretaria, con fare professionale, mi informa che il costo è di 160 euro. Rispondo “va bene”. Anche ai costi della sanità privata abbiamo fatto l’abitudine. Ed anzi, ogni volta non posso fare a meno di pensare che appartengo all’ultima generazione di pensionati privilegiati (sono un ex insegnante) che possono permettersi un reddito decente.
I nostri figli quarantenni hanno spesso pochissimi contributi e un futuro molto incerto di fronte a sé. Ma si sa che nel mondo di oggi le garanzie non contano più nulla, e l’unica cosa che vale è la capacità di sgomitare per farsi largo ed essere competitivi. Dalla guerra tra i poveri a quella tra gli Stati non cambiano i presupposti ma solo il tipo di armi.
A proposito (e a sproposito) di armi e di guerra, i nostri nazi-eroi di Bruxelles, guidati dalla nazi-eroina Ursula, dopo averci sbalordito con una performance in bilico tra il tragico e il ridicolo, in cui cercavano di spiegarci l’importanza del kit di sopravvivenza, si sono ricomposti nella affannosa ricerca dei soldi per fare la guerra.
L’ultima pensata è quella di mettere le mani nei risparmi dei cittadini europei, che attualmente sonnecchiano in attesa di trovare collocazione. Pare che nei forzieri delle banche del vecchio continente ci siano disponibili ben 10.000 miliardi (in Italia la liquidità complessiva di famiglie e imprese, tra conti correnti e altro, supera i 2000 miliardi). “Polizze, conti deposito, cartolarizzazioni, riduzioni fiscali, tutto deve chiamare alle armi il risparmio diffuso e incanalarlo verso la nuova bolla con cui alimentare la riconversione bellica” (A. Volpi).
Ma la nuova arma della finanza pigliatutto si chiama exchange traded funds (Etf). Si tratta di fondi di investimento legati ad un indice che è determinato non da un solo titolo ma da un paniere di titoli diversi. Proprio in questi giorni Wisdomtree ha quotato a Francoforte e Milano il primo Etf sulla difesa europea. L’indice del titolo è costituito per il 18,6% dalla tedesca Rheinmetall e per il 15,4% dall’italiana Leonardo e a seguire dalle altre industrie militari europee in ordine di grandezza. In questo modo vengono attratti i soldi dei risparmiatori puntando sui titoli dell’industria bellica, il cui rialzo nell’attuale clima politico è giudicato inevitabile, anche col risultato, non secondario, di rendere il comune cittadino complice delle follie guerrafondaie dei potenti.
Non entriamo nel merito della pretestuosità del “pericolo russo” e facciamo invece un piccolo esperimento mentale. Immaginiamo che quell’operaio quarantenne malato di cancro di cui parlavamo e i cui accertamenti sono stati calendarizzati tra due anni, abbia la possibilità di leggere quanto abbiamo scritto. Credo sia facile immaginare cosa gli verrebbe da pensare: “Ma come? Esistono questi strumenti per finanziare la spesa pubblica e negli anni passati, quando ancora non si parlava di guerra, a nessuno è venuto in mente di usarli per costruire scuole, ospedali e alloggi popolari? Per migliorare i servizi e per combattere la povertà?”.
Sì! È proprio così! La classe politica venduta ai potenti della terra deve ammansire e piegare il popolo attraverso “il ricatto del terrore”. Ieri la parola magica del controllo e del dominio era “DEBITO” (col suo corollario: “il patto di stabilità”) oggi è diventata “GUERRA” (col “riarmo” come sua conseguenza).
Non importa la coerenza, quel che conta è che i fini giustifichino i mezzi. Ma i fini non sono mai dalla parte degli “ultimi”.