Non si puo’ sapere che cosa abbia fatto scattare sul piano personale, dopo un anno di gogna mediatica, una richiesta di dimissioni, ed è giusto rispettare il riserbo che ha sempre caratterizzato la dott.ssa Iolanda Apostolico. Tuttavia chiunque fosse stato sottoposto agli attacchi di cui continua ad essere oggetto ancora oggi, forse neppure sostenuta dai vertici della magistratura che non aveva ancora concluso le sue attività a tutela del giudice, avrebbe potuto decidere di lasciare.

Ad ottobre dello scorso anno la Lega aveva chiesto espressamente le sue dimissioni. Vero che altri giudici sono sotto attacco ma la violenza mediatica perpetrata ai suoi danni non ha confronti. E si è replicata con intollerabile arroganza, alla notizia del suo ritiro, accolto da Salvini con espressioni di esultanza e di vittoria. Eppure nei suoi provvedimenti la giudice Apostolico confermava una linea seguita in modo collegiale, ancora oggi, dall’intero Tribunale di Catania, e ribadiva una interpretazione costituzionalmente orientata della vigente normativa nazionale e dell’Unione europea, che molti altri giudici italiani hanno fatto propria, a fronte di macroscopici abusi imputabili alle autorità amministrative, su precisi indirizzi del ministero dell’interno, che si ripetono ancora oggi. Malgrado un consolidato orientamento di tutti i tribunali che non hanno convalidato i decreti questorili di trattenimento amministrativo adottati nei confronti di richiedenti asilo provenienti da paesi di origine ritenuti “sicuri”, le critiche violente nei confronti dei provvedimenti firmati lo scorso anno dalla giudice Apostolico non erano mai cessate.

In una delle ordinanze, con le quali la giudice non convalidava misure di trattenimento nel centro Hotspot di Modica-Pozzallo, si metteva in evidenza come il richiedente asilo in procedura accelerata in frontiera, anche se proveniente da un paese di origine qualificato come “sicuro”, “non può essere trattenuto al solo fine di esaminare la sua domanda e, come già affermato da precedenti decisioni di questo tribunale, il trattenimento di un richiedente protezione internazionale per le direttive europee, costituendo una misura di privazione della libertà personale, è legittimamente realizzabile soltanto in presenza delle condizioni giustificative previste dalla legge”. Per le sue decisioni, nell’ambito dell’attività professionale svolta, la giudice Apostolico era finita nel mirino, e non per la partecipazione esterna ad una risalente manifestazione pubblica. Oggi si dovrebbe ricordare la pesantezza degli attacchi politici che la avevano esposta a insulti e minacce di ogni genere già per le sue decisioni, prima che subisse gli effetti di un infame dossieraggio su cui non si è mai fatta chiarezza. Il CSM non la aveva difesa come avrebbe dovuto fare. Secondo quanto riferisce il quotidiano Il Foglio, «tante resistenze interne preannunciate fin dal primo giorno, ad arrivare ad una documento contenente una presa di posizione forte e chiara da portare in plenum». Una «paralisi» esasperante, «che deriva anzitutto dalla non compattezza della componente togata del Consiglio, unitamente a segnali di ripiegamento rassegnato che, a differenza di quanto accaduto negli ultimi trent’anni, cominciano a serpeggiare tra non pochi magistrati, contribuiscono a indebolire la risposta a queste aggressioni, aumentando la percezione di pericolo di sovraesposizione di chi si trova investito in prima persona».

La notizia delle dimissioni della giudice Apostolico arriva nel giorno in cui anche la Cassazione ed i Tribunali italiani sembrano darle ragione nel richiamare la valenza superiore del Diritto dell’Unione europea, ed i poteri/doveri di cooperazione istruttoria del giudice, adesso riconosciuti anche dalla Corte di giustizia UE. Dopo che il governo Meloni aveva vigliaccamente rinunciato al ricorso in Cassazione contro i suoi provvedimenti dello scorso anno, che negavano la convalida di trattenimenti illegittimi adottati dal questore di Ragusa, ed era stato costretto a modificare la normativa sulla garanzia finanziaria, allora prevista, in modo da rendere generalizzato il trattenimento amministrativo dei richiedenti asilo nel corso delle procedure accelerate in frontiera. Sulle quali dovranno ancora ponunciarsi la Corte di Cassazione e la Corte di Giustizia dell’Unione europea, che però hanno già riconosciuto la possibilità di disapplicare la norma interna in contrasto con il diritto dell’Unione europea, e la opacità delle scelte amministrative, e adesso legislative, sulla categoria strumentale dei “paesi di origine sicuri”.

Iolanda Apostolico dunque ha vinto, applicando correttamente la normativa vigente, secondo il principio gerarchico delle fonti del diritto (art.117 Cost.), con decisioni che non sono state modificate dopo i ricorsi proposti dal governo, ed è stata interprete del principio costituzionale sancito dall’art.101, secondo cui il giudice è soggetto soltanto alla legge, ma ha dovuto pagare un prezzo altissimo a livello personale. Senza farsi trascinare nelle polemiche innescate dal dossieraggio sulle sue libere scelte di carattere civile. Perché esprimere una posizione critica, o partecipare ad una manifestazione pubblica, in difesa dei diritti fondamentali delle persone, rientra nei diritti di libera espressione della propria opinione che non possono essere cancellati per i magistrati scomodi. Mentre quelli che si allineano agli indirizzi del governo vengono lasciati liberi di prendere posizione ovunque, anche sui grandi media, anche quando nel discorso pubblico si cancella il principio costituzionale di uguaglianza davanti alla legge.

Per questo, quali che siano state le motivazioni personali delle sue dimissioni, Iolanda Apostolico merita rispetto e solidarietà, in un tempo in cui la presidente del consiglio Meloni, fino al suo ultimo incontro con Orban, fa capire cosa intende per Stato di diritto ed indipendenza della magistratura. Come si intende in Ungheria (e in Tunisia) dove hanno modificato nella Costituzione la disciplina dell’ordinamento giudiziario ed allontanato, se non processato, qualunque giudice che non rispondesse agli ordini del governo. In quei paesi non mancano magistrati che sono stati estromessi dal loro ufficio per avere adottato sentenze “scomode” per il potere. Alla fine, tanti altri si sono adeguati. Anche in Italia prevale, ancora una volta, la tattica infame di “colpirne uno per educarne cento”.

Adesso dobbiamo attendere cosa decideranno il prossimo 20 dicembre i giudici di Palermo nel processo a carico di Salvini per il caso Open Arms, I messaggi sono stati molto chiari, anche durante le numerose udienze registrate da Radio Radicale. Si avvicina la riforma della magistratura, e tra poco la maggioranza si prenderà anche la Corte costituzionale, con i nuovi quattro giudici di nomina politica. Il pericolo per lo Stato di diritto, e dunque per le libertà ed i diritti fondamentali di tutti, non viene soltanto da chi progetta colpi di stato con impronta fascista o nazista, ma anche da chi erode giorno per giorno le garanzie dello Stato democratico, contando sull’indifferenza dei delusi dalla politica, sul ricatto economico, sulla guerra tra i poveri. E’ fin troppo facile, ma anche sempre più chiaro, nascondere i fatti reali ed i fallimenti di Stato, come quello sul Protocollo Italia-Albania, dietro gli attacchi alla magistratura ed il vittimismo elevato a sistema di governo. I principi di diritto affermati nei provvedimenti della giudice Apostolico rimangono ancora validi rispetto al più recente decreto legge n.145/2024 convertito ieri in legge dal Parlamento. Le sue decisioni fanno parte di una trincea democratica che continueremo a difendere.

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