Palermo . Sabato prossimo venturo, davanti al Teatro Massimo (piazza Verdi, h.10.00), manifestazione cittadina in difesa della sanità pubblica, la cui condizione è oramai giunta sull’orlo del baratro

La situazione appare davvero tragica, sia sul fronte dell’erogazione dei servizi sia su quello dell’organizzazione e del lavoro. Pronto soccorso sempre più affollati, posti letto insufficienti, liste d’attesa infinite, costi delle cure eccessivi: per i cittadini comuni diventa ogni giorno più difficile accedere ai percorsi di cura. Il quadro, soprattutto alle nostre latitudini, sta diventando tanto drammatico da invogliare sempre più famiglie a rinunciare. Chi, invece, opera nelle strutture pubbliche perché medico, infermiere, amministrativo si ritrova sempre più in trincea: tagli continui, organici non sufficienti, disorganizzazione.

Purtroppo questo processo di smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale va avanti da decenni, con la complicità della politica (di ogni colore), e con l’obiettivo di favorire sempre più la sanità privata. Neanche i morti e le difficoltà emerse durante la recente pandemia sembrano aver fatto cambiare idea alla classe dirigente del paese. La salute è sempre più considerata una merce acquistabile solo da coloro i quali possono permettersi le visite nelle strutture private; gli “eroi” del Covid – soprattutto giovani precari – sono stati rispediti a casa con una pacca sulla spalla, moltissime promesse e nessuna valorizzazione dei loro sacrifici; i fondi a disposizione sempre più scarsi.

L’attuale governo di Giorgia Meloni sembra proprio voglia continuare a proseguire lungo questa direzione; la proposta di legge sull’assistenza ai non-autosufficienti, la legge Calderoli sull’Autonomia differenziata e le politiche economiche fin qui messe in campo ci indicano uno scenario chiaro e tragico: la salute sta diventando un privilegio per pochi!

La Rete degli Ambulatori popolari di Palermo è una realtà che offre assistenza di prossimità a coloro i quali non riescono ad accedere ai percorsi di prevenzione e cura ufficiali. Operando in vari quartieri della città si configura come osservatorio privilegiato proprio nell’analisi di queste difficoltà. In questi mesi, nello svolgimento delle attività quotidiane, emerge chiaramente l’incapacità, ormai cronica, del SSN nel dare risposte reali ai bisogni sanitari delle cittadine e dei cittadini. Così, a seguito di una partecipatissima assemblea tenutasi alla Fonderia alla Cala, operatori sanitari, lavoratori e lavoratrici precari, attivisti e cittadini hanno deciso di manifestare la rabbia e la frustrazione per l’annunciata morte della sanità pubblica nel paese.

Sintesi dei 10 punti della piattaforma di mobilitazione per la SANITÀ PUBBLICA

1.Utilizzare i fondi del MES sanitario – L’obiezione che questi fondi sarebbero utilizzabili per investimenti strutturali ed innovazione tecnologica è superata dal fatto che si libererebbero risorse da utilizzare altrimenti (personale, farmaci, diagnostica) dal FSN. Abbiamo voluto inserire come primo punto delle nostre richieste il problema del definanziamento del SSN e in maniera assolutamente provocatoria abbiamo citato il MES sanitario del fondo salva stati in quanto la presidente del consiglio pro tempore ha più volte e con ostinazione si è dichiarata contraria sia alla sua istituzione che all’accesso ai fondi da parte dell’Italia.

2. No deciso ed assoluto a qualsiasi forma di autonomia differenziata – Il regionalismo differenziato cancella il Servizio Sanitario Nazionale e lo sostituisce con una sorta di federazione di autarchie regionali in modo che ogni regione si finanzi col proprio PIL, il che vorrebbe dire fine del sistema solidale ed universale

3. No al sistema aziendalista della sanità – Progressiva de-aziendalizzazione delle strutture pubbliche erogatrici di assistenza sanitaria con prevalenza almeno dell’80% degli obiettivi di salute su quelli finanziari nella valutazione del management. Se vogliamo salvare il Servizio Sanitario e recuperare i valori della Costituzione e della legge 833 è necessario iniziare a lottare per una ulteriore riforma del sistema che metta al centro i bisogni di salute.

4. Liberalizzare l’accesso universitario – No al numero chiuso alla facoltà di Medicina e aumento delle borse di studio per le specializzazioni stabilito sulla base dei bisogni reali valutati con metodo scientifico da parte di enti terzi (EBHC) con maggiore coinvolgimento nei percorsi formativi delle strutture pubbliche ad alta specializzazione. La situazione del personale infermieristico e tecnico è ancor più carente. Si calcola che manchino oltre 20.000 medici e 63.000 infermieri per potere assicurare standard di assistenza dignitosi. Infine serve rendere attrattivo il lavoro nelle aree di emergenza ed urgenza con incentivi economici e normativi adeguati.

5. Passaggio dalla convenzione al rapporto di dipendenza dei medici di medicina generale neo assunti conservando il rapporto di convenzione per gli esistenti ad esaurimento – Quello dei medici di medicina generale è rimasto un nodo irrisolto della legge 833 per cui già fin dal 1978 , data della sua entrata in vigore, si è ereditato, praticamente senza soluzioni di continuità il metodo del vecchio sistema mutualistico, per cui i medici di famiglia anziché essere convenzionati con i vari enti mutualistici sono passati de facto ad un rapporto di convenzione con il SSN.

6. Liberazione dal lavoro burocratico di tutto il personale sanitario ed utilizzo a questo fine del personale amministrativo ricorrendo anche a quello impiegato durante la pandemia – Una quantità notevole del tempo di lavoro dei medici e degli infermieri è assorbita dalle pratiche burocratiche (compilazione SDO, report ecc.) che potrebbe benissimo essere espletata da personale amministrativo.

7. Sospensione dell’attività intramoenia per tutte le strutture con liste di attesa superiori a specifici standard fino all’abbattimento delle stesse liste realizzabile anche con l’acquisto da parte delle ASP di pacchetti di prestazioni al di fuori dell’orario di servizio dei singoli professionisti – Uno dei principali errori della sinistra nel determinismo della crisi del servizio sanitario è stata la possibilità per i medici ospedalieri di svolgere all’interno, ma anche all’esterno degli ospedali attività privata (ministro Bindi).Tale errore è stato determinato dal fatto che si è voluto surrettiziamente integrare lo stipendio dei medici che era e resta uno dei più bassi dei paesi OCSE. In questo modo si è introdotto il privato nel pubblico ed quindi una sanità a due velocità.

8. Obbligo per tutte le strutture convenzionate non specialistiche di assicurare attività di pronto soccorso a media e bassa intensità aperta a tutti H24 – Le case di cura convenzionate, al contrario di quelle private, se vogliono, come del resto sostengono i loro rappresentanti essere considerate come strutture integrative del servizio sanitario nazionale, dovrebbero assicurare l’accesso libero alle loro strutture attraverso aree di emergenza e non fare quello che si chiama cherry picking , cioè selezione dei pazienti in base alla tipologia di patologia, scegliendo quelli ad esse più “convenienti” e quindi assicurare l’accesso stesso mediante aree di emergenza e pronto soccorso. Ciò potrebbe contribuire in maniera sensibile all’abbattimento dei tempi di attesa nei pronto soccorsi esistenti.

9. Riapertura delle strutture hub e spoke create per la pandemia con compiti di rilancio della medicina di prossimità (ospedali, punti nascita, ambulatori chiusi nei piccoli centri; consultori, ecc) – Il patrimonio di esperienze professionali in termini di medicina di prossimità accumulato durante gli anni della pandemia non può essere disperso o sottoposto al continuo ricatto di un precariato senza fine ma deve essere recuperato per costruire una rete di assistenza territoriale a supporto della medicina di base e dell’ Assistenza Domiciliare Integrata.

10. No al decreto sulla non autosufficienza (n.506 del 27 gennaio 2023) – Limita i diritti esigibili delle persone anziane non autosufficienti ed istituisce un sistema sanitario parallelo a carico degli Enti Locali, sostituendo l’indennità di accompagnamento con un cosiddetto “carnet di prestazioni”.

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Promotori: Rete degli Ambulatori popolari di Palermo, Mediterraneo di pace, Medicina democratica, Centro sociale Anomalia – Ambulatorio di quartiere Borgo Vecchio,Ciss – Cooperazione internazionale Sud Sud, Laboratorio Zen Insieme – Presidio sanitario Eugenio Emanuele, Comitato Olivella – Ambulatorio popolare Centro Storico, Non una di meno Palermo
Adesioni: Andu (Associazione nazionale docenti universitari) Palermo, Fiom Palermo, Laici comboniani, Arci Porco Rosso, Maghweb, Laboratorio Salute Popolare – Bologna, A.SI.D.A.12 luglio (Associazione Sindacale per il Diritto all’Abitare), Confederazione Unione Sindacale di base USB Palermo, Cittadinanzattiva Sicilia, UDI Palermo, CUB Confederazione Unitaria di Base – Palermo, Associazione Handala, Antudo, Rete dei Comitati per la Salute Sicilia, Arcigay Palermo,
Officina del Popolo – Palermo, Casa del Popolo Peppino Impastato – Palermo
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