Caro Ambrosoli,
Leggiamo che fra le persone chiamate ad appoggiare la sua candidatura a Presidente della Regione Lombardia c’è l’ex leghista Alessandro Cè.
Il suo nome è noto alle donne per aver sostenuto posizioni che minacciano la libertà di decidere se, quando e come diventare madri.
Con le sue dichiarazioni contro la legittimità dell’interruzione volontaria di gravidanza, e con:
- il suo emendamento dell’articolo 1 della legge sulla Procreazione Medicalmente Assistita, che vuole l’embrione soggetto di diritto;
- la legge regionale che prevede la sepoltura di quel che resta dell’aborto (a prescindere dal desiderio della donna)
- lo stop all’uso della Ru486 all’ospedale di Niguarda quando era Assessore alla Sanità, ostacolando così l’attuazione della legge 194 che auspica la ricerca e l’uso dei mezzi meno invasivi per interrompere la gravidanza,
ha contribuito a quella rappresentazione della maternità che vuole la donna passivo contenitore, non individuo libero e responsabile.
Cè ha cambiato idea? Lo dica allora. Noi rispettiamo la libertà di pensiero, ma non gli atti e le dichiarazioni contro la libertà delle donne.
Chiediamo chiarezza su un punto delicato: il diritto delle donne di accedere a un aborto sicuro, già minacciato da chi, abusando dell’obiezione di coscienza, rifiuta la cura delle persone e calpesta una Legge dello Stato.
Usciamo dal silenzio
Libera Università delle donne
Consultori laici
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