Meir Dagan, ex capo dell’intelligence israeliana, Mossad, si è espresso circa l’azione militare in Iran. Presumibilmente, la sua cautela è sostenuta da informazioni riservate.

Il quotidiano israeliano Haaretz riporta quanto dichiarato da Dagan in un’intervista della CBS; Dagan afferma che Israele non dovrebbe attaccare l’industria nucleare iraniana, attacco che coinvolgerebbe con “ampio numero di obiettivi”. In alternativa, e secondo la tradizione Mossad, sarebbe più auspicabile un “cambio di regime”.

**Gli iraniani non hanno fretta**

Dagan è stato citato anche per aver detto che gli iraniani “stanno considerando tutte le implicazioni delle loro azioni… dovranno pagare duramente… e credo che a questo punto siano molto cauti con il loro progetto. Non hanno fretta…”
E’ stato ben lieto di lasciare la questione nelle mani di Obama – “Normalmente mi fido del presidente degli Stati Uniti” – ha detto, aggiungendo che “la possibile proliferazione nucleare dell’Iran non è un problema israeliano, ma una questione internazionale”.

**Il supporto del paese**

L’accorato suggerimento di Dagan per calmare le acque e scongiurare l’intervento militare riceverà probabilmente l’appoggio del popolo israeliano che ha già votato a favore della diplomazia (60%) anziché della guerra.
In seguito alla visita del 4 e 5 Marzo a Wahington, dove ha incontrato il Presidente Obama e rivolgendosi anche alla lobby pro-israeliana AIPAC (Comitato di Azione Politica America_Israele), il Primo Ministro Netanyahu aveva detto che un attacco contro l’Iran non era scontato e che una soluzione diplomatica poteva ancora essere trovata. In modo più minaccioso aveva aggiunto che un’azione militare non era questione di giorni o settimane ma neanche questione di anni. Dall’altra parte, il leader supremo Ayatollah Ali Khamenei, commentando la reazione della comunità internazionale circa il suo programma nucleare ha detto: “L’Iran non ha mai cercato la bomba nucleare e mai lo farà. Proverà al mondo che le armi non possono dare il potere”. Alcune fonti riportano che avrebbe dichiarato tra l’altro che costruire un’arma nucleare sia anche peccato.
Possono queste rassicurazioni far svanire l’inquietudine generata dal programma nucleare iraniano? Forse no, per varie ragioni.

**Impegni scritti**

Le ragioni vanno dal risentimento iraniano nei confronti delle trasgressioni occidentali, passando attraverso l’invasione dell’Ambasciata americana di Tehran con tanto di sequestro e arresto del personale, fino alle improduttive relazioni tra Iran e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Nucleare (IAEA).
Con questi presupposti, le promesse di non proliferazione non possono essere garantite dalla retorica della ragionevolezza ma solo attraverso accordi scritti che prevedano ispezioni internazionali, valutazioni e penali in caso di mancato rispetto delle direttive.

**Due variabili creano ulteriori complicazioni**

Il governo israeliano ha dichiarato che dovrà affrontare la minaccia della sua stessa sopravvivenza se l’Iran dovesse sviluppare armi nucleari, pertanto dovrà essere il solo a decidere su come scongiurare tale minaccia. Durante i dialoghi alla Casa Bianca il primo ministro Netanyahu ha rivendicato quel ruolo in nome del “diritto sovrano”. Non è stato proprio l’ex Segretario di Stato a lamentare le difficoltà nel far sì che gli stati satellite facciano ciò che viene detto loro? L’asserzione di Netanyahu fa di lui una bomba ad orologeria che deve essere gestita con molta, molta cura.
Inoltre, Israele rappresenta il più forte – e forse unico – alleato USA in un anno di elezioni quando, notoriamente, molti candidati e futuri tali considerano le dichiarazioni bellicose di fedeltà a Israele necessarie alla sopravvivenza politica. Il loro linguaggio tortuoso può rappresentare un ostacolo e una distrazione nella formulazione di una politica sensata.

**Distruggiamo**

La campagna del 2012 non ha fatto eccezione ed è stata contrassegnata da false promesse e propaganda. Se i candidati Repubblicani intendono veramente ciò che dicono, l’elezione a presidente di uno di loro, escluso Ron Paul, potrebbe portare l’America in un’altra guerra.
L’ex Senatore Rick Santorum ha proposto di “inviare un ultimatum” all’Iran affinché abbandoni il suo programma nucleare. Se non venisse accolto, gli USA dovrebbero preparasi a distruggere le infrastrutture nucleari iraniane.
L’ ex governatore Mitt Ronmey, in corsa alle presidenziali, ha annunciato che non ci saranno divisioni tra una sua amministrazione e Israele “Israele non ha bisogno delle nostre lezioni su come prendere decisioni riguardo alla pace o alla guerra. Ha bisogno del nostro supporto”: John Kerrey, Presidente del Comitato per le Relazioni Internazionali del Senato, ha replicato: “la questione nucleare con l’Iran è estremamente seria. Dovrebbe invitare alla sobrietà e alla riflessione, non alla propaganda e alle affermazioni spot”.
Lo stesso tipo di cautela è stata espressa dal Generale Martin Dempsey, capo di stato maggiore delle forze armate, che ha definito un attacco di Israele all’Iran come “prematuro” e “imprudente”.

**La realtà illusoria**

Questo, ed altri temi sono stati affrontati durante la conferenza stampa del 6 Marzo tenuta dal Presidente Obama.
Obama non può permettersi un’altra Guerra, neanche nella regione medio orientale ricca di petrolio. L’economia interna e le conseguenze sociali di un altro impegno militare, senza dimenticare la diserzione da parte della sua base anti-guerra, metterebbe a serio rischio le sue chances di essere rieletto.
Allo stesso tempo, Obama è convinto che l’Iran non abbia ancora passato il limite che richiede una reazione. “A questo punto” – ha detto – “credo che ci sia ancora spazio per la diplomazia. Non è solo un mio punto di vista. E’ quello degli ufficiali della nostra intelligence e dell’intelligence israeliana. Di conseguenza, continueremo a fare pressioni e a fornire uno spiraglio al regime iraniano per tornare a dialogare con le nazioni unite, per dare garanzie alla comunità internazionale sulla loro intenzione di non cercare l’arma nucleare e di compiere i loro obblighi”.
“Ora, quello che si dice in campagna elettorale… Quando vedo la superficialità con cui alcune persone parlano della guerra, mi ricordo quali sono i costi della guerra. Questo non è un gioco”.
La reazione dell’Iran è stata da una parte conciliante e dall’altra uno smacco. L’Ayatollah Ali Khamenei ha commentato le parole miti di Obama e la sua disapprovazione circa un intervento militare come “parole giuste e sagge… una fuga dall’illusione”. Tuttavia ha ironizzato sul presidente americano proprio sulla sua “illusione” che l’Iran possa “essere messo in ginocchio” dalle sanzioni e dalle pressioni.

**Sporche bombe**

Tra la comunità di esperti, accademici e analisti c’è un consenso generalizzato sul fatto che l’Iran possegga il “capitale intellettuale” per costruire la bomba nucleare ma che ci vorranno almeno altri due anni prima che possa effettivamente realizzare il suo programma e raggiungere i suoi obiettivi.
Per questo motivo, un attacco aereo ai presunti siti nucleari rappresenterebbe un ritardo nella produzione ma non eliminerebbe la capacità tecnica iraniana di costruire un ordigno di questo tipo. Gli stabilimenti potrebbero essere ricostruiti in nuove location più sicure. Ciò porterebbe forse a bombardamenti periodici da parte di Israele con un potenziale distruttivo altissimo in tutta la regione?”
Anche se dovesse riuscire a costruire la bomba nucleare, probabilmente l’Iran non la userebbe direttamente contro Israele, dato che ciò sarebbe un vero e proprio suicidio nazionale. La risposta degli Stati Uniti ad un attacco nucleare di questo genere sarebbe infatti immediata e implacabile.
L’Iran sarebbe probabilmente più tentato di armare con queste “bombe sporche” terroristi che le userebbero per provocare indicibili distruzioni o che le userebbero come strumento di ricatto. L’esistenza di un’arma nucleare in Iran è considerata pericolosa anche perché innescherebbe una corsa al nucleare nell’intera regione.
Pertanto, un’operazione militare ora, o il possesso di un’arma nucleare in futuro, cambierebbero le dinamiche politiche e militari in Medio Oriente e non solo.

**Alcune opzioni**

E’ con queste premesse di cautela, confusione, politica apocalittica e paura che i 5 paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU + la Germania (Gran Bretagna, Russia, Cina, Francia, Stati Uniti e Germania appunto) si stanno preparando ad un nuovo round di negoziati con l’Iran.
In risposta ad una richiesta di Febbraio da parte del negoziatore iraniano Saeeb Jalibi, la responsabile per gli affari esteri dell’Unione Europea, Catherine Ashton ha suggerito a nome dei P5+1 di intraprendere nuove trattative. Non sono state fissate delle date né sono state fatte proposte di tipo logistico in merito. E’ previsto un incontro preliminare tra tecnici per stabilire la struttura del dialogo diplomatico che tuttavia non è ancora stato annunciato. Alcune opzioni riguardanti ciò che i P5+1 dovrebbero cercare nelle trattative sono state formulate da soggetti interessanti:
• Un gruppo di Senatori americani ha scritto in una lettera a Obama che all’Iran non può “essere permesso di mantenere alcuna attività di arricchimento dell’uranio sul suo territorio da ora in avanti” e che “si oppongono con forza a qualsiasi proposta che riconosca un “diritto all’arricchimento” da parte del regime attuale.
• Una fonte sconosciuta di un governo occidentale ha paventato la possibilità che l’Iran possa rinunciare alle scorte di uranio arricchito al 20% e porre fine alla produzione del materiale riducendo la velocità con la quale può generare combustibile per un’arma nucleare. In cambio l’Iran riceverebbe un reattore provvisorio e un alleggerimento delle sanzioni per la durata dei negoziati”.

• I P5+1 vogliono che sia permesso l’accesso degli ispettori a tutte le strutture dove potrebbe essere in corso lo sviluppo di armi nucleari, specialmente nel complesso militare di Parchin. Tale autorizzazione è considerata una richiesta minima e una necessità pratica, oltre che una prova di credibilità da parte dell’Iran.
• Tra gli ufficiali europei pare ci sia l’opinione sempre più diffusa che “azioni sul come accrescere la fiducia” dovrebbero essere inserite come incentivo per spingere l’Iran a negoziare.
Nessuna azione significativa sul terreno delle trattative è tuttavia prevista prima del nuovo anno che sarà celebrato in Iran il 20 e 21 Marzo. Probabilmente, i negoziati si terranno nella capitale turca ad Aprile.

Mentre I calcoli e le voci proseguono dietro le quinte, è opportuno che la comunità internazionale si impegni nuovamente come vero garante di pace nella regione: muovendosi verso la creazione di un Medio Oriente senza nucleare. Sfortunatamente, non c’è da aspettarsi che avvenga nell’anno delle elezioni americane.
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Questa analisi è stata pubblicata da IDN-InDepthNews | 2012 [Human Wrongs Watch](2012 Human Wrongs Watch)
Ernest Corea scrive per IDN-InDepth News Service.

Tradotto da Eleonora Albini